Che l’immaginario salgariano abbia alimentato la Resistenza è un fatto risaputo: una semplice ricerca nella Banca dati del Partigianato piemontese, qui, ci dirà che ci sono stati in Piemonte ben 15 partigiani che si sono fatti chiamare Sandokan, la Tigre della Malesia, e 5 Yanez, l’avventuriero portoghese suo fedele alleato. Nessuno di questi 20 partigiani però risulta aver militato in val Pellice.
E invece anche la val Pellice ha avuto il suo partigiano Sandokan, anzi possiamo dire che ne abbia avuto più di uno.
Il primo a farsi chiamare così è stato un ragazzo, Jacopo Ognissanti, un orfanello ospite di un istituto (il Convitto di Torre?), costretto a darsi alla macchia e raggiungere il gruppo dei Sap dalla prepotenza del figlio del gerarca fascista: Jacopo “Sandokan” è stato un partigiano di tutte le battaglie, dalla presa della caserma della milizia di Bobbio in poi.
Il secondo Sandokan non era una persona, era addirittura un collettivo di ragazzi decisi a dare il loro contributo a quella che intuiscono essere la disperata lotta di genitori e fratelli maggiori contro il mortale nemico nazifascista. Ma in questo caso bisogna riconoscere che il legame con la val Pellice è più labile, più sospettato che reale, perché la valle in cui il “collettivo Sandokan” agisce è la val Praverso, che non esiste anche se molte cose portano a pensare che non sia altro che la val Pellice.
Non stiamo facendo ovviamente storia, stiamo facendo letteratura italiana: i Sandokan della val Pellice, sia Jacopo che il “collettivo Sandokan”, sono i protagonisti di due opere di letteratura per ragazzi, una delle quali è appena stata trasposta in film e verrà a breve trasmessa dalla Rai nell’ambito delle celebrazioni per l’ottantesimo Anniversario della Liberazione.
La prima di queste opere è un racconto lungo dal titolo “Jacopo Ognissanti e le tigri di Mompracem. (Un ragazzo nella Resistenza delle Valli Valdesi)”, ed è opera di Lorenzo Vitali. Non sappiamo nulla di lui, né che relazione abbia avuto con la valle, né quando abbia scritto il racconto, né come una copia autografa di questo racconto sia finita tra le carte della sezione ANPI di Torre Pellice.
La seconda di queste opere è “Fuochi d’artificio”, un romanzo scritto da Andrea Bouchard, insegnante che vive a Roma dalle ben salde radici in valle, pubblicato da Salani Editore nel 2015, da cui la regista Susanna Nicchiarelli ha tratto un film specificamente orientato ai ragazzi, che entra a pieno titolo nelle celebrazioni per l’Ottantesimo della Liberazione.
Nessun nesso tra le due opere: Andrea Bouchard non poteva sapere dell’esistenza dei tigrotti valdesi del racconto di Vitali, che non ci risulta avere avuto alcuna diffusione.
L’unica cosa che le unisce è l’immaginario salgariano, è Sandokan, il principe spodestato che si fa pirata e insieme alle Tigri di Mompracem intraprende una sanguinosa lotta contro l’oppressione della Compagnia delle Indie Orientali.
L’immaginario dei giovani che salirono in montagna, molti poco più che ragazzi freschi di letture di Salgari e di fumetti, che assunsero il nome degli eroi delle loro fantasie: i Sandokan, i Mandrake, i Carnera, i Cino e i Franco…
Lo storico Alessandro Barbero ha voluto darci un’idea di questo immaginario in un godibile passaggio di un discorso per un 25 Aprile. Qui sotto.