Cenni storici
"Pampa", questo il suo nome da partigiano, cadde nel corso della battaglia di Pontevecchio.
Così riassume la battaglia Marco Fraschia nel n. 22 della Beidana, novembre 1995:
«21 marzo 1944, ore 6,30 circa: una colonna di uomini e mezzi blindati nazifascisti risale lungo la val Luserna verso Rorà. Contemporaneamente altre colonne risalgono la val Pellice verso Bobbio. È solo una parte di un massiccio spiegamento di forze in atto nelle vallate piemontesi per cercare di debellare definitivamente i ribelli partigiani nascosti sui monti. I partigiani garibaldini della 105ª brigata d'assalto "Carlo Pisacane" in val Luserna sono stati informati dei preparativi per un massiccio rastrellamento e hanno minato la strada vicino a Pontevecchio, piazzando due linee di difesa nella zona sovrastante il ponte. Uno di questi, verso la Bordella, è guidato da Augusto Ferrero, un ragioniere di Torino che dopo 1'8 settembre si è unito ai partigiani prendendo il nome di battaglia "Ulisse". Due mezzi blindati hanno già superato la zona minata quando il partigiano Tascapane riesce a far saltare la strada, ma nello scoppio viene ferito; dei due mezzi, uno viene reso inservibile, l'altro è fatto saltare e precipita nel torrente Luserna; l’equipaggio, otto uomini, è fatto prigioniero. Mentre infuria ormai la battaglia tra nazifascisti e partigiani, un gruppo di militi, salendo lungo la condotta del bacino idroelettrico della filatura Turati, attacca alle spalle il distaccamento capitanato da Ulisse. Cinque partigiani cadono sotto il fuoco nemico; Ulisse, ferito, viene raggiunto dai fascisti e scaraventato dalla roccia che precipita sul torrente Luserna. Il corpo, cadendo, rimane impigliato tra i rami degli alberi e vi resterà per più giorni. Lo scontro a fuoco a Pontevecchio ha solo rallentato la massiccia avanzata delle forze nazifasciste che stanno salendo anche verso Montoso e Pianprà. Dopo altri combattimenti sulle alture di Rorà, ai partigiani non resta che ritirarsi verso il Frioland e la valle Infernotto, per evitare di essere accerchiati. Nel corso della ritirata 40 partigiani vengono fatti prigionieri e dopo essere stati torturati nella caserma degli Airali, a Luserna S. Giovanni, verranno [deportati o] fucilati [a Pian del Lot, vicino a Torino, ed] a Caluso. [Di questi] uno, Oscar, si salverà dall'esecuzione, perché essendo stato solamente ferito verrà curato dai civili accorsi sul luogo.»
Nella battaglia, oltre a "Pampa", persero la vita: Abate Daga Chiaffredo, "Ciclone", Becchio Francesco "Zambo", Becchio Francesco, "Zambo", Comba Stefano "Bertone", Costabel Teodoro "Marius", Ferrero Augusto "Ulisse", Schierano Luciano "Balun", Soncin Ernesto "Cavia" e un partigiano ignoto che ha trovato sepoltura nel cimitero di Luserna San Giovanni.