Nato a Brusasco il 18 ottobre 1923, caduto a Luserna San Giovanni il 21 marzo 1944

Dove si trova la lapide

Comune:

Luserna San Giovanni

Località:

Pontevecchio

Note: Da Luserna San Giovanni direzione Rorà per la SP 162, 2 km circa dopo l’abitato di Luserna alta, al bivio per Mugniva.

Cenni storici

Ragioniere a Torino, il 9 settembre del 1943 Augusto Ferrero è già nei ruoli di quella che diventerà la 105^ Brigata Garibaldi "Carlo Pisacane".

Comandante di distaccamento, nome di battaglia "Ulisse", fu lui a sostenere con la sua squadra l'impeto delle forze nazifasciste che all'alba del 21 marzo 1944 diedero il via alla vasta operazione di rastrellamento della Val Pellice e della Val Luserna passata alla storia come "Operazione Sperber".

Ulisse e i suoi avevano avuto il compito di bloccare la colonna nemica all'altezza di Pontevecchio, la accanita resistenza e il sacrificio di sei di loro permise agli altri di preservare le difese per resistere per due giorni e di organizzare le vie di fuga dopo avere inferto al nemico forti perdite.

Ulisse, da cui ha preso nome lo strapiombo roccioso da dove, ferito, fu precipitato giù, è ricordato per una toccante lettera che scrisse ai genitori poco prima dell'inizio dei combattimenti.

«Cari genitori, Mamma adorata, ti scrivo prima che la mia squadra entri in azione contro l'odiato nemico. Non so se ti vedrò mai più. Qualunque cosa avvenga ricordati però che tuo figlio si è sempre comportato da uomo d'onore.
Grazie mamma, e grazie anche a te, povero papà, per quello che mi avete insegnato: ho imparato da voi ad amare la mia terra al di sopra di ogni cosa, ed ora è giunto il momento di provare questo amore. Già si sentono le prime scaramucce, tra poco tocca a noi.
Non ho paura, anzi sono tranquillo. E faremo veder anche questa volta cosa è la squadra Balestrieri, e chi sono questi partigiani del popolo. Ma voi operai, e tu caro papà con loro, devi lottare come noi abbiamo lottato perché questa causa deve essere come una sorgente, come una splendida aurora per il lavoratore; mi dovete capire, cari genitori, avrei potuto come tanti altri giovani senza scrupoli restare a casa accanto a voi; ma non posso perché so che voi stessi non mi approvereste se mi mostrassi infingardo e vile davanti a me stesso e alla mia famiglia.
Mamma cara, anche se non tornassi, tu potrai avere l'orgoglio che tuo figlio è caduto per la grande Italia. Pensa mamma, siamo degli Italiani pronti a dare la vita per la nostra terra, guidati da un comandante che per noi è un fratello. Sento che gli altri ci seguiranno fra non molto e che la nostra terra sarà salva. Il nostro sacrificio non sarà quindi inutile.
Ti stringo forte, forte; il momento dell'azione è vicino. Viva per sempre la nostra terra, a morte i fascisti e i traditori, fuori i tedeschi e libertà al popolo.
Tuo Augusto.»

Questa la sintesi che della battaglia fa Marco Fraschia nel n. 22 della Beidana, novembre 1995:

«21 marzo 1944, ore 6,30 circa: una colonna di uomini e mezzi blindati nazifascisti risale lungo la val Luserna verso Rorà. Con­temporaneamente altre colonne risalgono la val Pellice verso Bobbio. È solo una parte di un massiccio spiegamento di forze in atto nelle vallate piemontesi per cercare di debellare defini­tivamente i ribelli partigiani nascosti sui monti. I partigiani garibaldini della 105ª brigata d'assalto "Carlo Pisacane" in val Luserna sono stati informati dei preparativi per un massiccio rastrellamento e hanno minato la strada vicino a Pontevec­chio, piazzando due linee di difesa nella zona sovrastante il ponte. Uno di questi, verso la Bordella, è guidato da Augusto Ferrero, un ragioniere di Torino che dopo 1'8 settembre si è unito ai partigiani prendendo il nome di battaglia "Ulisse". Due mezzi blindati hanno già superato la zona minata quando il partigiano Tascapane riesce a far saltare la strada, ma nello scoppio viene ferito; dei due mezzi, uno viene reso inservibile, l'altro è fatto saltare e precipita nel torrente Luserna; l’equi­paggio, otto uomini, è fatto prigioniero. Mentre infuria ormai la battaglia tra nazifascisti e partigiani, un gruppo di militi, salendo lungo la condotta del bacino idroelettrico della filatura Turati, attacca alle spalle il distacca­mento capitanato da Ulisse. Cinque partigiani cadono sotto il fuoco nemico; Ulisse, ferito, viene raggiunto dai fascisti e scara­ventato dalla roccia che precipita sul torrente Luserna. Il corpo, cadendo, rimane impigliato tra i rami degli alberi e vi resterà per più giorni. Lo scontro a fuoco a Pontevecchio ha solo rallentato la massiccia avanzata delle forze nazifasciste che stanno salendo anche verso Montoso e Pianprà. Dopo altri combattimenti sulle alture di Rorà, ai partigiani non resta che ritirarsi verso il Frioland e la valle Infernotto, per evitare di esse­re accerchiati. Nel corso della ritirata 40 partigiani vengono fatti prigionieri e dopo essere stati torturati nella caserma de­gli Airali, a Luserna S. Giovanni, verranno [deportati o] fucilati [a Pian del Lot, vicino a Torino, ed] a Caluso. [Di questi] uno, Oscar, si salverà dall'esecuzione, perché essendo stato sola­mente ferito verrà curato dai civili accorsi sul luogo.»

Nella battaglia, oltre a "Ulisse", persero la vita: Abate Daga Chiaffredo, "Ciclone", Becchio Francesco "Zambo", Becchio Francesco, "Zambo", Bensi Carlo, "Pampa", Comba Stefano, "Bertone", Costabel Stefano, "Mariùs", Schierano Luciano "Balun", Soncin Ernesto "Cavia" e un partigiano ignoto che ha trovato sepoltura nel cimitero di Luserna San Giovanni.